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    • 09 FEB 15

    Tumori palpebrali maligni

    Le neoplasie palpebrali maligne costituiscono circa il 90% di tutti i tumori oculari, sono molto comuni perché molte sono indotte dall’esposizione ai raggi solari. Tipicamente la maggior parte sono piccole e si sviluppano lentamente. La principale categoria di tali neoplasie è quella degli epiteliomi.

    Sebbene metastatizzino raramente possono essere molto  aggressive e distruttive localmente. Devono essere sempre indagate le neoformazioni che mostrano una certa crescita soprattutto se associate a infiammazione o sanguinamento cronici.

    Il tumore maligno più comune delle palpebre è il Basalioma o carcinoma a cellule basali, che rappresenta il 90% di tutti i tumori epiteliali maligni della palpebra. In circa i 2/3 dei casi interessa la palpebra inferiore, vengono distinti cinque istotipi (nodulare ulcerativo, pigmentato, morfea o sclerotica, superficiale e fibroepiteliale). La lesione più comune ha l’apparenza classica di una papula o di un nodulo madreperlaceo con vasi teleangectasici sulla superficie. Mentre il nodulo si sviluppa in dimensioni, l’ulcerazione centrale può essere circondata da un bordo rilevato, tale aspetto è definito come “ulcus rodens”. L’aspetto clinico fortemente suggestivo, ma è la diagnosi può essere definitiva solo con esame istologico.

    Il carcinoma a cellule squamose, è meno comune, ma presenta un maggior rischio di diffusione metastatica. Origina dallo strato squamoso dell’epidermide, deriva per lo più da lesioni attiniche. Si presenta come una placca o nodulo eritematoso, duro, ipercheratosico con margini irregolari. Presenta un’alta tendenza alla ulcerazione ed interessa prevalentemente il margine della palpebra e il canto mediale.

    carcinoma a cellule squamose

    Il carcinoma della ghiandola sebacea è un tumore estremamente aggressivo con un alto tasso di recidiva, potenziale metastatico significativo e un notevole tasso di mortalità. Origina dalle ghiandole di Meibomio, di Zeiss e dalle ghiandole sebacee.La palpebra superiore è interessata nei due terzi dei casi. Si presenta come un nodulo duro, giallo, simile ad un calazio; una placca simile ad un ispessimento tarsale; può mimare una blefaro-congiuntivite, una meibonite o un calazio che non rispondono alle terapie standard, da cui l’eponimo masquerade sindrome. Tende a invadere l’epitelio sovrastante dove può formare nidi di cellule maligne (pagetoide sparso) o può provocare una diffusione che sostituisce l’intero spessore della congiuntiva (carcinoma intraepiteliale). Può mostrare diffusione multicentrica all’altra palpebra, congiuntiva o epitelio corneale. Può infiltrarsi attraverso i canalini lacrimali fino alla cavità nasale.

    • Diagnosi

      Visita oculistica completa

      Valutazione oftalmoplastica

      Fotografie

      Valutazione radiologica: TAC orbitae ed encefalo con o senza mezzo di contrasto, massiccio facciale o RMN orbitae encefalo con o senza mezzo di contrasto.

      E’ fondamentale il riconoscimento precoce in quanto lesioni apparentemente piccole  in quanto neoplastiche infiltrano rapidamente i tessuti limitrofi, così come è cardinale condsiderare che lesioni presenti in tessuti limitrofi invadono il distrretto orbito-palpebrale .

      Quando in contenuto orbitario è coinvolto è implicito che la radicalità, che è l’obiettivo quoad vitam del paziente , si ottenga ad un prezzo altissimo, ovvero la perdita anatomica della regione orbitaria e del bulbo oculare (l’intervento è detto exenteratio orbitae).

    • Chirurgia ricostruttiva palpebrale

      Un corretto iter diagnostico è indispensabile per la pianificazione del trattamento chirurgico che deve essere mirato ad assicurare sempre una radicalità dell’exeresi anche qualora questa comporti il sacrificio di estese componenti palpebrali e delle strutture vicine. Il limite di escissione è determinato in base alla tipologia tumorale ed è fondamentale in quanto un’asportazione insufficiente causa un elevato indice di recidive. Le piccole perdite di sostanza possono essere riparate per accostamento diretto dei piano muscolo-cutaneo e tarso-congiuntivale, mentre le perdite di sostanza maggiori ad ¼ della larghezza palpebrale necessitano di apporto di tessuto mediante innesti o lembi.

      Si deve tener sempre presente che vi sono localizzazioni di tali tumori  molto più critiche, come il canto interno, in quanto è in questa sede che vi è la via lacrimale e più facilmente l’evoluzione della neoplasia si addentra nel tessuto orbitario profondo.

      Come è evidente, non è tanto complesso programmare la demolizione di una lesione anche apparentemente piccola, ma progettare una ricostruzione che rispetti funzione ed estetica.

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